Sotto un altro cielo

Un libro contro il razzismo

Ne parliamo con Claudio Volpe e Dacia Maraini

 

di  Salvo Zappulla

Mi è piaciuto subito questo libro, mi è piaciuta l’idea di raccontare storie attuali di degrado e di disperazione. “Sotto un altro cielo”, (edito da Laurana) il titolo è emblematico. Eppure il cielo è uno.  Il sole, quando sorge la mattina, dovrebbe riscaldare tutti gli abitanti di questo disastrato pianeta. E invece c’è chi guarda con terrore l’alba che arriva, l’incubo di un nuovo giorno in cui lottare per la sopravvivenza, nascondersi dal nemico, dalle guerre, dalle sopraffazioni. Oppure fuggire, migrare verso terre più sicure affrontando il mare ostile con una imbarcazione di fortuna. Il mare e il deserto sono temi che si propongono spesso nelle opere letterarie, esercitano una fonte di ispirazione irresistibile.  Il mare è lo specchio delle nostre inquietudini, ha una molteplice valenza simbolica, rappresenta la lotta e la sfida (“Il vecchio e il mare”, “La balena bianca”). Il confronto con la vita nei racconti di Conrad. Il mare che costringe all’attesa e annienta ne “I malavoglia”. Il mare rappresenta la paura di un viaggio verso l’ignoto, da cui c’è il rischio di non approdare.. Il mare è omerico e biblico. È  vita e morte (l’acqua è sinonimo di vita, il naufragio sinonimo di morte). Il mare sempre in bilico tra la tempesta e la speranza di nuovi orizzonti  .

Mi piace questa idea di Claudio Volpe e mi piace che intellettuali di prestigio come Dacia Maraini, Giampiero Rossi, Gianfranco Di Fiore, Renato Minore, Francesco Pansa, Pierfrancesco Majorino, Simone Gambacorta, Claudio Volpe, Paolo Di Paolo, e Michele Marzano, attraverso i loro scritti, esprimino in maniera chiara le loro posizioni su questa tremenda sciagura di cui il mondo sembra volersene lavare le mani. Il fenomeno dell’emigrazione è particolarmente scottante, genera paura e confusione; molta speculazione anche, soprattutto da parte di certi politicastri alla Salvini che pur di ottenere consensi elettorali non esitano a fare leva sui sentimenti peggiori degli uomini, scatenando allarmismi, mettendo sullo stesso piano musulmani e terroristi.

Molti anni fa, avevo sedici anni, mi trovavo in campagna, in pieno agosto c’era un caldo torrido, quando sentii i latrati disperati di un cane. Corsi in direzione di quelle richieste di aiuto e trovai un grosso bastardo il quale, per trovare refrigerio si era tuffato dentro una piscina. Non riusciva più a uscirne, le pareti erano lisce e il pelo bagnato lo rendeva pesante. Lo riconobbi, era uno dei cani del pastore che pascolava il gregge vicino alla nostra campagna, un cagnaccio aggressivo che più di una volta, quando passavo con il motorino, aveva tentato di addentarmi i polpacci. Avevo il nemico ai miei piedi. Ora mi guardava con occhi imploranti.  Senza pensarci due volte mi distesi ai bordi della piscina e allungai il braccio per cercare di tirarlo fuori. Il cane si afferrò con i denti al mio polso  in modo che potesse avvicinarsi, era allo stremo delle forze e non ce la faceva a nuotare. Afferrò il mio polso ma non così forte da farmi male. Il cane, pur spaventatissimo, si premurava di non arrecarmi danni. Lo presi per la collottola e riuscii a tirarlo fuori. Lo salvai e diventò per anni il mio miglior amico. Dopo la mia azione mi sentii fiero di me stesso. Ogni vita merita di essere salvata a prescindere.

Che si deve fare quando si avvistano essere umani alla deriva su una zattera? Li lasciamo ad affogare? Ergiamo la barriera corallina? Costruiamo una piattaforma  nel centro del Mediterraneo e li assistiamo là per paura di contaminazioni? Troppo spesso dimentichiamo che noi esseri umani siamo figli di un unico Creatore e ogni vita, qualunque vita, merita rispetto. I leader dell’Unione europea tendono a coprirsi gli occhi, hanno posto fine alla missione di salvataggio Mare nostrum, ritenuta troppo costosa, gestita dalla marina italiana, sostituendola con una gestita dall’ Unione, (Triton), che ha solo un terzo delle risorse e si limita a un raggio di cinquanta chilometri dalle coste italiane. l’Austria propone di bloccare i migranti sulle isole, altri, come il Belgio, costruiscono barriere nei confini; c’è chi vorrebbe bombardare gli scafi nei porti di origini. Altri ancora si dimostrano più tolleranti. Sta di fatto che questi poveri disgraziati sono un peso per tutti.  L’Italia spesso è stata lasciata sola. In Sicilia c’è il maggior numero di centri di prima accoglienza ma rischiano di scoppiare se non sono sostenuti. Tra il 2010 e il 2015 sono sbarcati due milioni di migranti con un aumento del 10% rispetto ai cinque anni precedenti. Numeri da brividi. Vengono da un continente le cui ricchezze sono state saccheggiate e dove, oltre a uno sviluppo demografico incontrollato, alla povertà, si aggiunge la destabilizzazione del terrorismo islamico. L’ Unione Europea ha rivelato tutta la propria debolezza, non esiste un piano condiviso per affrontare il problema. Tutti hanno paura di perdere consensi nell’elettorato. E sono felice che a questo libro contribuiscano autori siciliani e sia siciliano il curatore. Lo scrittore possiede un’arma micidiale per smuovere le coscienze: la penna. Con essa può intestarsi crociate, sollevare il mondo, ridicolizzare i falsi, denunciare il malcostume, le ingiustizie. Gli autori di questa antologia lo fanno raccontando storie di sfruttamento, di razzismo, di emarginazione, ognuno alla propria maniera, ognuno con il proprio stile. Il risultato è ottimo direi, alla fine non credo che il lettore, dopo averla letta, possa rimanere indifferente. Ne esce arricchito e più consapevole che nessuno può sentirsi superiore a un altro solo perché è nato a Trieste piuttosto che a Cefalù, o perché la sua pelle è nera invece che bianca; o per gli orientamenti sessuali, religiosi, politici.

Abbiamo voluto porre alcune domande ai due autori siciliani, Claudio Volpe e Dacia Maraini, che hanno  contribuito a questa splendida iniziativa.

 

A Claudio, da cui è partita l’idea, chiedo da quale stimolo nasce la volontà di realizzare questo libro?

 

Questo libro è nato dalla volontà di arricchire il dibattito sul tema dell’immigrazione col fine specifico di combattere pregiudizi e razzismo strisciante nella nostra società e offrire un nuovo punto di vista sul fenomeno. É questo il primo manifesto programmatico di intellettuali italiani schierati a favore dell’accoglienza e di un’Italia multiculturale. La scrittura è il modo migliore per raccontare la vita di profughi e immigrati, per spezzare barriere e far sviluppare nell’altro quell’empatia necessaria per creare una società davvero disposta ad accogliere.

Con quale criterio sono stati scelti gli autori da coinvolgere?

 

Per questo libro ho voluto coinvolgere autori di grande valore letterario e di spessore intellettuale, amici, colleghi che condividono la mia stessa idea di letteratura e di mondo. Dacia Maraini è stata la prima persona che ha aderito al progetto e in seguito tutti gli altri, Michela Marzano, Paolo di Paolo, Renato Minore, Francesca Pansa… É grazie a loro se oggi questo libro esiste. 

 

Come immagini un mondo ideale?

 

Il mondo ideale per me sarebbe quello in cui l’umanità riesca a far rimarginare le proprie fratture. Un mondo accogliente, aperto a ogni diversità e ogni cultura dove l’essere umano può realizzare pienamente se stesso in un’ottica di arricchimento comune. Sarebbe un mondo senza mafie, razzismo, discriminazioni. Un mondo senza stranieri perché tutti saremmo cittadini con la stessa dignità a prescindere da origine e provenienza. Un mondo in cui la patria stia non nella terra ma nelle persone.

 

Dacia Maraini,  attraverso i suoi scritti, ha raccontato spesso il degrado morale degli esseri umani, gli abusi nei confronti di minori, nei confronti dei  più deboli in generale; ha fatto emergere una società malata. Secondo lei, gli intellettuali del nostro tempo fanno abbastanza per scuotere le coscienze? Riescono a incidere nei confronti del potere politico?

Fanno quello che possono, in una società degradata, frantumata, anarcoide, con pochissimo senso della comunità. I difetti degli intellettuali consistono nella mancanza di progetti comuni, manca l’unita di intenti e mancano le alleanze. Ciascuno per se .e questo non aiuta a migliorare  le cose.

 

Cosa ne pensa della questione migranti? Ritiene che l’ Unione Europea stia facendo abbastanza?

No, purtroppo mi sembra che l’Europa, in preda alla paura, stia istericamente chiudendo le porte, senza rendersi conto che non serve a niente.   L’accoglienza  è un dovere civico e morale, a cui non si può sfuggire. Ma proprio mentre si accoglie, si cura e si accudisce chi scappa dalle guerre, dalle tirannie e dalla fame, bisogna mettersi insieme per organizzare dei progetti a lunga scadenza , per ricostruire le case a chi le ha perdute, per ricostruire scuole, strade, mercati. Ma per fare questo ci vuole tempo e denaro, e una volontà comune.  Non vedo  alternative.

 Cosa le piace di questo mondo? E cosa detesta?

Mi piace tutto ciò che cresce e dà vita: gli alberi, i frutti, l’acqua che scorre, i bambini che giocano, le persone che lavorano con gioia.  Non mi piacciono  l’arroganza,il fanatismo,  l’odio, la prepotenza, il disprezzo verso i più deboli, la rapacità, il mal governo della cosa pubblica, lo sfruttamento e le nuove schiavitù.

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