Fabio Strinati

Dal proprio nido alla vita

Intervista all’Autore di Iannozzi Giuseppe

1. Fabio Strinati, prima di parlare più nello specifico della tua ultima fatica poetica Dal proprio nido alla vita (Il Foglio letterario), non posso esimermi dal porgerti una domanda banale e scontata: com’è nata in te la passione della poesia? E: quali autori (artisti, poeti, scrittori) hanno fatto di te il poeta che oggi sei?

Ci tengo a dire innanzitutto che non si tratta affatto di una domanda banale, anzi, ogni domanda racchiude la curiosità del mistero. Tutt’al più, banali possono essere le risposte, quindi cercherò di non incappare in questa turbolenza. La passione per la poesia è nata nel momento in cui ho rallentato i ritmi della mia vita. Quando si corre troppo la poesia ti sfugge. Ho sempre avuto la poesia dentro di me, ma non ci siamo mai incontrati fino a quando ho deciso di fermarmi; la poesia ha bisogno di un respirare lento. Quando si rallenta si vedono anche le cose più piccole; la poesia si nasconde nelle cose sottili, quelle che noi non possiamo toccare ma che sono fondamentali ed essenziali per far emergere in superficie tutta la naturalezza del sentimento. Ho iniziato a leggere poesia all’età di 16 anni circa e ho avuto sempre quella fervida curiosità di capire il suono di quelle parole ancor prima del contenuto. I miei punti di riferimento sono: I fiori del male di Baudelaire, L’antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, Foglie d’erba di Walt Whitman, Ossi di seppia di Eugenio Montale, e tutti i racconti di Edgar Allan Poe. Un grandissimo scrittore che mi ha influenzato da morire è Tiziano Sclavi, il più grande fumettista italiano di sempre. Ho tutta l’intera collana di Dylan Dog. Meraviglioso.

2. Più o meno tutti lo sappiamo che, oggi come oggi, la poesia non paga; e allora perché ci si ostina a tentare la perfezione di Dio attraverso l’artifizio del poetare?

L’errore di molti uomini, di molti poeti è proprio questo; pensare che la poesia possa in qualche modo pagarti. La poesia viaggia su binari differenti, si muove in tempi diversi, su dimensioni diverse. Quando scrivi una poesia oggi sai già che quella poesia sarà per domani. Quindi, c’è questo muoversi lentamente tra gli spazi, indagare se stessi attraverso l’arte del poetare. Io personalmente non cerco la perfezione, anzi, sono sintonizzato e indirizzato verso il difetto; adoro il difetto e tutte le sue componenti più bizzarre. La perfezione richiede una quantità abnorme di energia, mentre il difetto è più facile da ricercare.

3. Fabio Strinati: pianista, compositore, poeta. La poesia è anche musicalità, ciononostante per il poemetto Dal proprio nido alla vita hai scelto di scrivere in versi liberi. Puoi e vuoi motivare il perché di questa tua scelta?

La poesia è musica ancor prima che parole. Il suono che viene sprigionato dalle parole e dalla punteggiatura (le pause sono musica) hanno un impatto considerevole sull’anima del lettore/ascoltatore. La poesia va ascoltata, poi, se rimane un po’ di tempo, va anche capita ma quello deve avvenire in un secondo momento. Per questo ho scelto di scrivere in versi liberi il mio poemetto Dal proprio nido alla vita. In versi liberi la musica riesce ad esprimersi con maggiore armoniosità senza doversi incastonare con forza all’interno di un metro composto ben definito. Poi c’è anche da dire che si è trattata di una scelta quasi del tutto naturale. La tematica del poemetto si sposa benissimo con i versi liberi: le rondini… l’adolescenza… la fanciullezza… la giovinezza…

4. Dal proprio nido alla vita nasce dopo aver letto Miracolo a Piombino (Historica edizioni) di Gordiano Lupi. Scrivi: “C’è molta più poesia in Miracolo a Piombino che in tutti i libri di poesia che ho letto in vita mia”. Fabio Strinati, siamo noi di fronte a una iperbole o siamo di fronte a una asserzione che non ammette repliche?

Sono veramente convinto che c’è molto più poesia in Miracolo a Piombino che in tutti i libri di poesia che ho letto in vita mia. La spiegazione è semplice: Miracolo a Piombino esprime poesia attraverso un’eleganza innata della scrittura. Io quando l’ho letto, ricordo di aver vibrato di energia. Poi, come ho già detto io ho una visione tutta mia della poesia. Poesia non è solamente un verso, una rima, o profondità di un concetto espresso attraverso un’ermeticità criptica. Poesia è anche odore, sapore, tatto, e Miracolo a Piombino mi ha trasmesso tantissime cose tutte insieme. Stavo per leggere un libro di narrativa e mi sono ritrovato a leggere un libro di poesia. Tutto questo è semplicemente magico e affascinante.

5. “Avevo vent’anni. Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita”: tutto, ogni cosa, ha inizio da questa frase di Paul Nizan. L’adolescenza non è dunque per Nizan la più bella stagione della vita. Nel tuo poemetto Dal proprio nido alla vita mi è sembrato di cogliere non solo la poetica di Gordiano Lupi mutuata da Paul Nizan, ma anche la eco di una evoluzione del protagonista verso la maturazione e l’età adulta (Bildungsroman), la eco di Dickens che è in Grandi speranze. Sei d’accordo?

L’adolescenza ancor prima di essere un’età evolutiva dell’essere umano, è un luogo. Essa si nutre di linfa ogni istante; la curiosità è l’ingrediente principale dell’adolescenza, quell’ingrediente che ti permette di lasciare l’età infantile e diventare finalmente un adulto. Ogni fase della vita ha bisogno delle sue torture per capire meglio le fasi successive. “Vent’anni” è una fase della vita che ti permette di sbagliare osando; e osi perché sai che sbagliando avrai le tue numerose chance per rimediare. Le esperienze insegnano molto più dei libri. Poi quando diventi adulto, di colpo, tutto ti appare più chiaro, ed è lì che inizia il buio.

6. “L’urlo rappresenta l’orrore di una gioventù/ che vuol morire giovane… / di una fanciullezza che si esprime attraverso/ il suo stato d’animo confuso,/ in un altrettanto futuro confuso.”: sono questi alcuni tuoi versi, Fabio, che mi hanno dato da pensare. Non v’è dunque possibilità alcuna per l’uomo di raggiungere la felicità o un suo surrogato?

La felicità non esiste. Ma dico questo non perché sono infelice io, ma perché è la vita che non può esserlo. Io sono una cosa e la vita è un’altra; io m’impegno per addolcire la mia esistenza e spesso ci riesco, mentre la vita va per la sua strada inesorabilmente, e va sempre in avanti. Noi andiamo sempre in avanti? Non è detto. Ad esempio basta anche solo ricordare per un attimo i nostri “Vent’anni” ed ecco che il tempo, all’improvviso, si ferma. Poi forse ripartirà più veloce di prima, ma i ricordi aiutano sempre ad addolcire un pizzico del nostro presente, anche quelli più dolorosi.

7. “Ho sempre desiderato essere una rondine”: perché? Forse perché la rondine suggerisce una idea di bellezza, di vita, di rinascita a nuova vita… perché suggerisce positività?

La rondine, così come il gabbiano, hanno l’eleganza della poesia. Essendo il mio poemetto ispirato al romanzo Miracolo a Piombino dove il gabbiano è l’uccello scelto da Gordiano Lupi, dovevo trovare un uccello della stessa eleganza del gabbiano, così, ho scelto la rondine. Poi chiaramente sono uccelli che trasmettono molta positività. Sanno di primavera, hanno una bellezza perfetta; rondini e gabbiani insieme, formano il connubio sublime della sinfonia poetica.

8. Fabio Strinati, a tuo avviso, quale deriva prenderà la poesia? Il tuo ultimo lavoro, ad esempio, trae piena ispirazione da un romanzo, Miracolo a Piombino di Gordiano Lupi. Si può dire che Dal proprio nido alla vita è in un certo qual modo (anche) una opera derivata?

La poesia oggi è molto più viva di quanto si pensi. Finché c’è poesia ci sarà vita e finché ci sarà vita ci sarà poesia. Non importa sotto quale veste, sotto quale forma, ma la poesia continuerà ad esprimersi ad altissimi livelli come ha sempre fatto e come tutt’ora sta facendo. Per quanto riguarda il mio poemetto Dal proprio nido alla vita posso dire con orgoglio che è un’opera derivata. Miracolo a Piombino ha ispirato il mio poemetto sotto ogni aspetto. Poi ho fatto mio il messaggio e ho dato vita e anima a queste parole che prima non erano altro che inanimate. Ma senza Miracolo a Piombino non sarebbe mai esistito Dal proprio nido alla vita.

9. Dal proprio nido alla vita: vorrei spiegassi ai lettori perché hai dato questo titolo al tuo poemetto. Che cosa sono per te il “nido” e la “vita”?

La scelta del titolo mi è venuta un giorno quando mi trovavo nella mia campagna. Stavo osservando un nido vuoto incastonato tra i rami di un melo cotogno e mi sono detto: quella è la vita, e la rondine sarà un domani il nido. Per una persona complessa come me, il nido è un luogo dove si gettano i semi per l’immortalità dell’anima. Mentre la vita, è un luogo perfettamente abitabile dove possiamo muoverci con estrema naturalezza.

10. Oltre che a Gordiano Lupi e a Il Foglio letterario, Dal proprio nido alla vita a chi altri potrebbe essere dedicato?

A tutti quelli che si trovano in questo momento a doversi confrontare con l’adolescenza. Una bella gatta da pelare!

Dal proprio nido alla vitaFabio StrinatiIl Foglio letterario – Collana: I tascabili – Anno edizione: 2016 -Pagine: 60 – ISBN: 9788876066405 – Prezzo: 8 Euro

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