Lorenzo e Maria, fantasmi d’amore a Capoliveri
 Isola d’Elba, Capoliveri, verso la metà del secolo XVI
 di Gordiano Lupi

Lorenzo era innamorato di Maria e lo sapevano tutti a Capoliveri. Il suo era un amore grande, una malattia dalla quale era impossibile guarire. Le comari parlavano di loro, la piazza diffondeva parole e dicerie. Fu così che anche Nunzia e Checco, i genitori di Lorenzo,  vennero a sapere di quella storia.

“Proprio Maria vuoi prendere per moglie?” chiedeva il padre.

“È una spiantata, una povera orfanella…” ribadiva la madre.

“Puoi pretendere di meglio, Lorenzo. Sei un bel ragazzo e hai una posizione. Maria non è un buon partito” concludeva Checco.

Era vero. Maria era tanto povera che possedeva soltanto un vestito e con quello faceva, estate e inverno. Era sola da sempre, povera Maria. Cresciuta dai frati del convento francescano, non aveva mai conosciuto i genitori. C’era chi diceva fossero morti, altri sostenevano che l’avevano abbandonata. Era bella, però. D’una bellezza selvaggia fatta di capelli neri increspati dal vento e occhi verde mare che penetravano l’anima.

“Di donne belle ce ne sono tante” diceva Nunzia al figlio.

“Quattro campagne ti lascio” ribatteva Checco “tre case, due cantine e un allevamento di mucche… e lei cosa porta? Niente. Soltanto miseria. Da che mondo è mondo le donne devono avere una dote…”.

Lorenzo ascoltava in silenzio. Si sforzava di capire le ragioni dei genitori ma non ci riusciva. Cosa importava se Maria era povera? Quella ragazza gli faceva palpitare il cuore e Lorenzo scappava da lei ogni volta che poteva. Evitava gli sguardi indagatori delle comari, percorreva le strade buie del paese e incontrava Maria alla fine della discesa che porta fuori Capoliveri, verso i primi campi coltivati. Si davano appuntamento a ridosso del muro di un orto, in un angolo nascosto, difficile a trovare. Si incontravano così, con la paura che qualcuno li potesse scorgere da una finestra socchiusa, oppure che passasse uno che li conosceva. In paese non avrebbero parlato d’altro: tutti sapevano che i genitori di Lorenzo non approvavano quella relazione. Andarono avanti così per cinque anni, contentandosi di brevi incontri, qualche bacio e poche carezze rubate.

Nunzia e Checco però non erano ingenui. Conoscevano bene Lorenzo e sapevano che non aveva mai cessato di incontrare Maria. Fu così che alla fine si rassegnarono e acconsentirono alle nozze.

“Se proprio la vuoi…” commentò il padre.

“Noi ti abbiamo avvisato” ribadì Nunzia.

A Capoliveri era tradizione che ci si sposasse dopo la mietitura e i due giovani volevano celebrare le nozze al più presto, senza aspettare una nuova estate. Però in quel periodo c’era molto lavoro nei campi di Checco e restava poco tempo per organizzare il matrimonio. Fu così che Lorenzo e Maria decisero di dare una mano ai mietitori.

“Bravi” commentò Checco. Il padre apprezzava la gente laboriosa.

“Si deve lavorare per mangiare e l’amore non è soltanto cantare il maggio!” concluse.

Cominciarono a mietere a Fara Forni e poi alla Valdana, quindi si spinsero in Orsi. Lasciarono per ultimo un podere situato tra Pareti e Morcone, un campo dove Checco seminava poco perché era troppo vicino al mare. Sapeva che era bene stare alla larga dalle spiagge, perché si rischiava di incontrare pescatori dell’Argentario e trafficanti, ma soprattutto tagliagole e terribili pirati saraceni. Fu così che quando cominciarono a lavorare su quel terreno tutti si dettero un gran da fare. Volevano finire il lavoro prima possibile e tornarsene a casa tranquilli. A un certo punto però fu necessaria una pausa per bere un po’ d’acqua e trovare un po’ di refrigerio. Faceva caldo, anche se il cielo minacciava tempesta e le nubi basse avanzavano minacciose. Checco si accorse che il barile era vuoto. Fu Lorenzo che si offrì di andare a prendere l’acqua. Anche Maria aveva sete e lui sapeva che tra gli scogli prima della spiaggia c’era una sorgente.

“È pericoloso. Non andare!” gridò Maria.

E poi rivolta al futuro suocero: “Richiamatelo, presto!”

Checco si affacciò dalla scogliera e vide che tutto era calmo. Non c’erano pericoli e l’acqua mancava. Lorenzo poteva andare.

“Sa il fatto suo” disse a Maria. E si rimise a lavoro.

La ragazza però non era tranquilla e gli istanti parevano ore. Per far passare il tempo si mise a ricucire una balla per il grano e colse un mazzo di fiori. Aveva paura. Una paura terribile accompagnata da un oscuro presentimento. Si spinse verso la scogliera. Fu in quel momento che vide una nave pirata salpare verso il mare aperto. E a bordo della nave c’era il suo Lorenzo. L’unico amore della sua vita che si difendeva sferrando cazzotti come un disperato, ma aveva troppa gente addosso ed era destinato a soccombere. Lo picchiavano duro con remi e fruste. Lui tentava di saltare fuori dalla nave per cercare scampo e mani rudi lo riprendevano e lo ricacciavano sopra. Maria gridò così forte che la sentirono anche i pirati. Per tutta risposta picchiarono Lorenzo ancora più duro. Checco udì le grida e corse sulla spiaggia in compagnia dei mietitori. Fecero solo in tempo a vedere Lorenzo mentre cadeva in mare. I pirati lo avevano ucciso e si disfacevano del suo corpo. La nave veleggiò lontano e lasciò il posto a un’improvvisa tempesta. Un fulmine sbiancò l’orizzonte e uno scroscio di pioggia inzuppò Checco e i suoi uomini rimasti come statue di sale a osservare la terribile scena. Maria piangeva forte e la pioggia le rigava il viso confondendosi a lacrime amare. Lei gridava con voce rotta dai singhiozzi. E a un certo punto credette di vederlo uscire dalle acque il suo amore perduto. Immaginò di sentire parole che sussurravano: “Ti amo”. O forse le udì davvero. Chissà. Fatto sta che Maria si gettò tra le onde in tempesta e subito ne venne inghiottita. La pioggia cadeva con violenza e lei gridava: “Anch’io ti amo e ti amerò per sempre!”. Pareva un’ombra, Maria. Un’ombra sconvolta dal vento che compariva e scompariva tra i flutti del mare. Il tramonto accolse i due amanti per l’ultima volta e la notte li nascose al mondo. Lorenzo e Maria divennero fantasmi d’amore. Per l’eternità.

Tre giorni dopo lo scirocco spazzò via le nubi e il mare tornò calmo. Fu allora che in molti si misero ai remi per cercare i corpi dei due sventurati amanti. Trovarono soltanto una “ciarpa” celeste: il fazzoletto che Maria portava legato in vita il giorno della disgrazia.

Tra quelle scogliere che vanno da Morcone a Pareti, c’è chi dice di sentire ancora le voci dei due amanti. Soprattutto nel mese di luglio. Sono quasi sempre ragazzi innamorati che le odono: si sa che la spiaggia è luogo di promesse e sogni d’amore davanti a un tramonto. Dalla cima della vecchia scogliera un grido disperato si getta nel golfo per raggiungere il mare e tra i flutti pare rispondere una voce rotta dal pianto. Sono parole che si confondo nel vento, coperte dal frastuono delle onde. Lorenzo e Maria, eterni innamorati, raccolgono le storie d’amore di coppie di ragazzi, a Capoliveri. Ragazzi che quando si scambiano un bacio o una promessa non possono fare a meno di pensare a una triste storia di tanti anni fa.

 

Ancora oggi a Capoliveri il 14 luglio si celebra un corteo storico in costume d’epoca a Punta Ciarpa e l’arenile a ridosso della scogliera ha preso il nome di “spiaggia dell’innamorata”.

 

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