BREVE STORIA DEL CINEMA ITALIANO – quarta puntata
a cura di Gordiano Lupi
Il neorealismo

Il neorealismo cinematografico nasce sulle ceneri della Seconda Guerra Mondiale, tra le case distrutte delle nostre città e le fabbriche da ricostruire. Gli autori del neorealismo ricercano un’analisi disincantata della realtà, interpretando la vita senza finzioni e senza orpelli romantici. Va da sé che la poetica neorealista non è bene accetta da una popolazione distrutta che cerca di risollevarsi dai lunghi anni della guerra e chiede al cinema uno svago liberatorio.

I film neorealisti non sono documentari, ma tramite la fiction documentano un’epoca e vengono realizzati da registi di scuola documentaristica. Cesare Zavattini è il teorico del movimento, che prende le mosse dal film inchiesta Amore in città e prosegue con I misteri di Roma, ma vanno ascritti al neorealismo anche molti lavori di Rossellini, Antonioni, Maselli, Zurlini, Risi, Pontecorvo, Lizzani ed Emmer. Possiamo parlare di un realismo all’italiana, di grande coscienza sociale, che guarda alla storia collettiva, mostra i partigiani, i reduci, le mondine, la povera gente che soffre. Le pellicole neorealiste sono lavori corali all’interno delle quali l’individuo si annulla, vengono interpretati da attori sconosciuti, per scelta stilistica e perché i divi del fascismo non possono caratterizzare un mondo nuovo. Nel dopoguerra mancano i teatri di posa, i film neorealisti sono girati sul campo, tra le macerie, riprendono un’Italia da ricostruire e scavano tra le ferite della gente che soffre. Sono film semplici, profondamente veri, capaci di rompere con il realismo precedente e di inserire insoliti elementi critici che mostra dolori e sofferenze sforzandosi di individuare rimedi.

“Bisogna scendere nelle strade, nelle caserme, nelle stazioni: solo così potrà nascere un cinema all’italiana”, scrive Leo Longanesi nel 1935 su L’italiano. Cesare Zavattini raccoglie la provocazione e sostiene la teoria del pedinamento, la macchina da presa che segue un uomo per strada, lo accompagna nei suoi incontri, filmando la vita quotidiana e creando la storia. Tutto può produrre cinema, secondo la teoria di Zavattini, non servono grandi eventi, conta solo la vita di tutti i giorni che si trasforma in spettacolo per il grande schermo.

“Dateci un fatto qualsiasi e noi lo sviscereremo fino a farne cinema”, afferma lo sceneggiatore di Miracolo a Milano.

Il neorealismo ha precursori importanti in alcune pellicole precedenti di Alessandro Blasetti (l’epopea garibaldina di 1860), Luchino Visconti (Ossessione). Mario Camerini e Francesco De Robertis (Uomini sul fondo). Molti film dialettali anticipano il neorealismo e lanciano attori come Anna Magnani e Aldo Fabrizi, ma soprattutto tante pellicole scritte da Zavattini, Fellini e Amidei, che saranno autori del cinema successivo. Il neorealismo in senso stretto copre gli anni 1945 – 1948, si presenta come un luogo di convergenza di identiche pulsioni intellettuali e ideologiche, promuovendo l’idea di un linguaggio unico, sia stilistico che culturale. Va da sé che sono vere le parole di De Sica: “Non è che un giorno ci siamo seduti a un tavolino di via Veneto, Rossellini, Visconti e io e gli altri e ci siamo detti: adesso facciamo il neorealismo. Addirittura ci si conosceva appena. Un giorno mi dissero che Rossellini aveva ricominciato a lavorare. Un film su un prete, dissero. E basta. Un altro giorno vidi lui e Amidei seduti sul gradino d’ingresso d’un palazzo in via Bissolati. Che fate?, domandai. Si strinsero sulle spalle: Cerchiamo soldi. Non abbiamo soldi per tirare avanti il film. Che film? La storia di un prete. Sai, Don Morosini, quello che i tedeschi hanno fucilato”. Roma città aperta era quel film. Il cinema italiano rinasce con il neorealismo e ai nastri di partenza ci sono tutti i campioni del passato più la truppa dei gregari. Rossellini, Blasetti, Camerini, De Sica, Genina, Soldati, Lattuada, Visconti (che ripartirà dopo, interessandosi più di teatro) sono i nomi più importanti della prima fase, ma li troveremo anche nel periodo 1949 – 1956, ancora caratterizzato da lavori improntati alle tesi del neorealismo. Certo, negli anni Cinquanta molte cose cambiano: arriva il cinemascope, conosciamo il cinema a colori e molte nuove leve danno il cambio a registi del passato. Il primo periodo del neorealismo, come afferma Luigi Chiarini, va da Roma città aperta (1945) a La terra trema (1948), principio e fine di un momento storico di grandi cambiamenti per la società italiana.

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