Nel 2010 la casa editrice messinese Experiences, il cui responsabile è l’architetto Sergio Bertolami, nata in un primo momento per ripubblicare le vecchie guide di Messina, decise di ripubblicare in due volumi le cinque storie antiche di Barcellona Pozzo di Gotto, lasciando fuori soltanto la recente storia scritta dall’ultimo storico barcellonese, l’avvocato Nello Cassata (1913-1997), per la quale comunque c’era un progetto di nuova edizione aggiornata da parte di un altro editore.

Nel primo volume furono raccolte le storie più “piccole”, definite piccole solo per il numero di pagine, ma preziose anche per il fatto di essere ormai pressoché introvabili. Il secondo, pubblicato alla fine del 2016,  riguarda la grande storia  di Filippo Rossitto. I due volumi sono stati curati dall’architetto Marcello Crinò, appassionato di storia locale e collaboratore della stampa locale, con un occhio sempre attento ai beni e agli eventi culturali che da anni si svolgono in città.

Il primo volume, dal titolo: “Barcellona Pozzo di Gottotra Otto e Novecento”, comprende le storie di Antonio De Trovato e Salvatore Raccuglia, Antonino Di Benedetto, Sebastiano Mazzei, Santi Emanuele Barberini. Queste storie nacquero sulla scia dell’unione tra Barcellona e Pozzo di Gotto, avvenuta nel 1836, perché c’era l’interesse rivolto alla conoscenza della storia del suo territorio, ai motivi della nascita dei due nuclei abitativi avvenuta alcuni secoli prima, e al ruolo ed alla storia delle frazioni collinari, ben più antiche della città.

La prima storia è la monografia redatta da Antonio De Trovato per la “Storia delle città di Sicilia” diretta dal professore Salvatore Raccuglia. Intitolata “Barcellona Pozzo di Gotto”, si compone di trentuno pagine stampate nel 1898 a Ragusa. L’opera fornisce un primo ritratto della città, con una parte storica culminante con l’epopea garibaldina, argomento che sarà ampiamente trattato da tutti gli storici locali, una parte dedicata alla parte amministrativa e monumentale della città, ed una sezione a parte dedicata ai  “villaggi”, cioè alle numerose frazioni cittadine.

Dell’autore non si sa quasi nulla. Probabilmenteera un insegnante o un dirigente scolastico. Infatti risulta una pubblicazione riportante i testi di alcune conferenze tenute agli insegnanti di Barcellona, stampata ad Acireale nel 1902.

Un’altra monografia fu pubblicata nel 1906 a cura della Società editrice del “Dizionario illustrato dei Comuni siciliani” di Palermo e l’anno dopo ripubblicata proprio nel “Dizionario illustrato dei Comuni siciliani” di Francesco Nicotra.  Il testo su Barcellona, dal titolo “Barcellona Pozzo di Gotto”, di centocinquantadue pagine venne redatto da Antonino Di Benedetto (1873-1955), seguendo in parte il  manoscritto della storia di Filippo Rossitto (1807-1879),  la cui pubblicazione avverrà nel 1911. E’ un lavoro abbastanza completo che oltre alla storia della città riporta dati statistici, notizie su archeologia, monumenti ed opere d’arte, personaggi illustri, attività economiche, usi e costumi, religione, chiese e amministrazione pubblica. Tutte notizie che saranno ampiamente utilizzate in seguito dagli studiosi di Barcellona.

Il Di Benedetto, laureato all’Università di Messina in lettere e filosofia, allievo di Pascoli e di Salvemini, fu letterato, insegnante, preside, pubblicista e storico. Nel corso della sua attività professionale, che lo vide a Cefalù, Lipari e Lentini, ebbe modo di occuparsi della numismatica e della mitologia di Lipari. Si interessò anche della storia di Milazzo, di Lentini e di Siracusa, degli usi costumi e canti della piana di Milazzo e di Barcellona. Oltre alla monografia sulla città natale, pubblicò una serie di lavori incentrati sui moti rivoluzionari del 1848 e del 1860, con particolare attenzione al ruolo svolto da Barcellona Pozzo di Gotto. Non a caso la monografia del 1906 l’ha dedicata  ai patrioti concittadini  Valentino Maimone Sciacca, Filippo Rossitto Cassata e ai fratelli Antonino e Mario Fazio Salvo.

Nel 1910 vide la luce la “Storia di Barcellona Pozzo di Gotto”  di Sebastiano Mazzei (1839-1901), finita di scrivere nel 1893 e pubblicata postuma dai figli. E’ composta da sessantotto pagine che trattano soprattutto delle vicende per ottenere l’autonomia da Castroreale.

Insegnante di lettere italiane e latine presso il Ginnasio di Barcellona, il Mazzei fu anche poeta, drammaturgo e patriota. Oltre alla storia di Barcellona, pubblicò due volumi di tragedie ispirate all’Alfieri ed un Carme di ispirazione foscoliana.

Risulta incompleta  “Barcellona Pozzo di Gotto nella storia e nei monumenti”, pubblicata nel 1933 e scritta nel 1930 dal giovane Santi Emanuele Barberini (1914 – Genova 1987) divenuto poi un noto etruscologo. L’assunto di partenza era quello di “ordinare” il materiale  presentato dallo storico Filippo Rossitto, nonché di trattare le parti perdute di quel lavoro. Purtroppo anche questa storia rimase incompiuta, ferma ad un volumetto di sessantacinque pagine. Nel testo l’autore fa spesso riferimento ad una parte II, che non risulta pubblicata. Forse fu anche scritta o abbozzata, ma i discendenti non hanno ancora rintracciato il manoscritto tra le numerose carte rimaste.

Il secondo volume, pubblicato da Experiences nel 2016, intitolato “Filippo Rossitto, La città di Barcellona Pozzo di Gotto”, riprende integralmente la ponderosa opera di Filippo Rossitto (1807-1879), finita di scrivere nel 1877, due anni prima della sua morte e pubblicata postuma nel 1911.

L’opera, il cui titolo originale è: “La città di Barcellona Pozzo di Gotto descritta e illustrata con documenti storici”,  fu concepita in un vasto arco temporale, con un lungo lavoro di ricerca negli archivi e con la pubblicazione di vari articoli sui periodici della Sicilia e in alcuni opuscoli, come quello su Simone il Normanno, poi ripubblicato in appendice nel libro. Il libro fu pubblicato postumo, a spese del Comune,  grazie anche al lavoro di coordinamento svolto del nipote, il professore Filippo Bucalo, il quale si occupò di scrivere la prefazione e il profilo biografico dell’autore.

L’opera del Rossitto è mancante di due delle tre parti pensate e scritte. La sua storia della città si componeva in origine di tre sezioni: civile, letteraria, monumentale. Oggi conosciamo solo la “civile” e alcuni frammenti sparsi delle altre due, soprattutto della “monumentale”. Il motivo di questa mancanza lo spiega lo stesso Filippo Bucalo nella prefazione: ”un venale e ignorante suo domestico, approfittando della infermità del padrone [Rossitto era stato colpito da paralisi nel 1867] gl’involava gran parte dei voluminosi manoscritti della presente opera e li vendeva per pochi soldi come vecchio cartone!”. Gran parte dei manoscritti Rossitto riuscì a recuperarli, e poté ricomporre il testo, almeno la  parte “civile”, anche in base agli appunti che gli erano rimasti.

Filippo Rossitto, letterato, patriota e storico municipale nacque il 10 ottobre 1807 a  Pozzo di Gotto. Il padre Giuseppe era un cospiratore carbonaro, la madre si chiamava Emanuela Cassata, ed entrambi appartenevano a famiglie nobili ed agiate. Il cognome Rossitto nella forma originaria, Rousset, è riscontrabile nei libri parrocchiali di Pozzo di Gotto già nel XVI secolo.

Il giovane Rossitto, dopo aver compiuto tutti gli studi che poteva fare nella città natale, anche con la guida di due zii sacerdoti, si trasferì a Messina per laurearsi in giurisprudenza, anche se sembra che la laurea l’abbia conseguita più tardi a Catania. Sposatosi con la pozzogottese Laura Valveri, continuò a vivere a Messina distinguendosi per la sua vasta cultura.

Nel 1848 si trova al centro della rivolta antiborbonica, essendo stato eletto dal popolo segretario del Comitato insurrezionale di Barcellona, e per questo motivo viene perseguitato come soggetto difficile, sfugge per un soffio al giudizio marziale ed è costretto a rifugiarsi a Castroreale. Nel 1860, nel frattempo ritornato in città, si rimette al lavoro e vive in prima persona tutta la vicenda garibaldina, nella qualità anche di componente del nuovo Comitato insurrezionale.

Dopo la disfatta dei Borboni, l’infaticabile Filippo Rossitto può dedicarsi finalmente e con più calma ai suoi studi ed alle sue ricerche su Barcellona, che gli procurarono la stima e l’amicizia di parecchi illustri uomini di cultura siciliani. Viene nominato socio onorario dell’Assemblea di Storia patria di Palermo, socio dell’antica Accademia dei Pellegrini Affaticati di Castroreale, e di tante altre.

Nel 2010 la casa editrice messinese Experiences, il cui responsabile è l’architetto Sergio Bertolami, nata in un primo momento per ripubblicare le vecchie guide di Messina, decise di ripubblicare in due volumi le cinque storie antiche di Barcellona Pozzo di Gotto, lasciando fuori soltanto la recente storia scritta dall’ultimo storico barcellonese, l’avvocato Nello Cassata (1913-1997), per la quale comunque c’era un progetto di nuova edizione aggiornata da parte di un altro editore.

Nel primo volume furono raccolte le storie più “piccole”, definite piccole solo per il numero di pagine, ma preziose anche per il fatto di essere ormai pressoché introvabili. Il secondo, pubblicato alla fine del 2016,  riguarda la grande storia  di Filippo Rossitto. I due volumi sono stati curati dall’architetto Marcello Crinò, appassionato di storia locale e collaboratore della stampa locale, con un occhio sempre attento ai beni e agli eventi culturali che da anni si svolgono in città.

Il primo volume, dal titolo: “Barcellona Pozzo di Gotto tra Otto e Novecento”, comprende le storie di Antonio De Trovato e Salvatore Raccuglia, Antonino Di Benedetto, Sebastiano Mazzei, Santi Emanuele Barberini. Queste storie nacquero sulla scia dell’unione tra Barcellona e Pozzo di Gotto, avvenuta nel 1836, perché c’era l’interesse rivolto alla conoscenza della storia del suo territorio, ai motivi della nascita dei due nuclei abitativi avvenuta alcuni secoli prima, e al ruolo ed alla storia delle frazioni collinari, ben più antiche della città.

La prima storia è la monografia redatta da Antonio De Trovato per la “Storia delle città di Sicilia” diretta dal professore Salvatore Raccuglia. Intitolata “Barcellona Pozzo di Gotto”, si compone di trentuno pagine stampate nel 1898 a Ragusa. L’opera fornisce un primo ritratto della città, con una parte storica culminante con l’epopea garibaldina, argomento che sarà ampiamente trattato da tutti gli storici locali, una parte dedicata alla parte amministrativa e monumentale della città, ed una sezione a parte dedicata ai  “villaggi”, cioè alle numerose frazioni cittadine.

Dell’autore non si sa quasi nulla. Probabilmente era un insegnante o un dirigente scolastico. Infatti risulta una pubblicazione riportante i testi di alcune conferenze tenute agli insegnanti di Barcellona, stampata ad Acireale nel 1902.

Un’altra monografia fu pubblicata nel 1906 a cura della Società editrice del “Dizionario illustrato dei Comuni siciliani” di Palermo e l’anno dopo ripubblicata proprio nel “Dizionario illustrato dei Comuni siciliani” di Francesco Nicotra.  Il testo su Barcellona, dal titolo “Barcellona Pozzo di Gotto”, di centocinquantadue pagine venne redatto da Antonino Di Benedetto (1873-1955), seguendo in parte il  manoscritto della storia di Filippo Rossitto (1807-1879),  la cui pubblicazione avverrà nel 1911. E’ un lavoro abbastanza completo che oltre alla storia della città riporta dati statistici, notizie su archeologia, monumenti ed opere d’arte, personaggi illustri, attività economiche, usi e costumi, religione, chiese e amministrazione pubblica. Tutte notizie che saranno ampiamente utilizzate in seguito dagli studiosi di Barcellona.

Il Di Benedetto, laureato all’Università di Messina in lettere e filosofia, allievo di Pascoli e di Salvemini, fu letterato, insegnante, preside, pubblicista e storico. Nel corso della sua attività professionale, che lo vide a Cefalù, Lipari e Lentini, ebbe modo di occuparsi della numismatica e della mitologia di Lipari. Si interessò anche della storia di Milazzo, di Lentini e di Siracusa, degli usi costumi e canti della piana di Milazzo e di Barcellona. Oltre alla monografia sulla città natale, pubblicò una serie di lavori incentrati sui moti rivoluzionari del 1848 e del 1860, con particolare attenzione al ruolo svolto da Barcellona Pozzo di Gotto. Non a caso la monografia del 1906 l’ha dedicata  ai patrioti concittadini  Valentino Maimone Sciacca, Filippo Rossitto Cassata e ai fratelli Antonino e Mario Fazio Salvo.

Nel 1910 vide la luce la “Storia di Barcellona Pozzo di Gotto”  di Sebastiano Mazzei (1839-1901), finita di scrivere nel 1893 e pubblicata postuma dai figli. E’ composta da sessantotto pagine che trattano soprattutto delle vicende per ottenere l’autonomia da Castroreale.

Insegnante di lettere italiane e latine presso il Ginnasio di Barcellona, il Mazzei fu anche poeta, drammaturgo e patriota. Oltre alla storia di Barcellona, pubblicò due volumi di tragedie ispirate all’Alfieri ed un Carme di ispirazione foscoliana.

Risulta incompleta  “Barcellona Pozzo di Gotto nella storia e nei monumenti”, pubblicata nel 1933 e scritta nel 1930 dal giovane Santi Emanuele Barberini (1914 – Genova 1987) divenuto poi un noto etruscologo. L’assunto di partenza era quello di “ordinare” il materiale  presentato dallo storico Filippo Rossitto, nonché di trattare le parti perdute di quel lavoro. Purtroppo anche questa storia rimase incompiuta, ferma ad un volumetto di sessantacinque pagine. Nel testo l’autore fa spesso riferimento ad una parte II, che non risulta pubblicata. Forse fu anche scritta o abbozzata, ma i discendenti non hanno ancora rintracciato il manoscritto tra le numerose carte rimaste.

 

 

 

Il secondo volume, pubblicato da Experiences nel 2016, intitolato “Filippo Rossitto, La città di Barcellona Pozzo di Gotto”, riprende integralmente la ponderosa opera di Filippo Rossitto (1807-1879), finita di scrivere nel 1877, due anni prima della sua morte e pubblicata postuma nel 1911.

L’opera, il cui titolo originale è: “La città di Barcellona Pozzo di Gotto descritta e illustrata con documenti storici”,  fu concepita in un vasto arco temporale, con un lungo lavoro di ricerca negli archivi e con la pubblicazione di vari articoli sui periodici della Sicilia e in alcuni opuscoli, come quello su Simone il Normanno, poi ripubblicato in appendice nel libro. Il libro fu pubblicato postumo, a spese del Comune,  grazie anche al lavoro di coordinamento svolto del nipote, il professore Filippo Bucalo, il quale si occupò di scrivere la prefazione e il profilo biografico dell’autore.

L’opera del Rossitto è mancante di due delle tre parti pensate e scritte. La sua storia della città si componeva in origine di tre sezioni: civile, letteraria, monumentale. Oggi conosciamo solo la “civile” e alcuni frammenti sparsi delle altre due, soprattutto della “monumentale”. Il motivo di questa mancanza lo spiega lo stesso Filippo Bucalo nella prefazione: ”un venale e ignorante suo domestico, approfittando della infermità del padrone [Rossitto era stato colpito da paralisi nel 1867] gl’involava gran parte dei voluminosi manoscritti della presente opera e li vendeva per pochi soldi come vecchio cartone!”. Gran parte dei manoscritti Rossitto riuscì a recuperarli, e poté ricomporre il testo, almeno la  parte “civile”, anche in base agli appunti che gli erano rimasti.

Filippo Rossitto, letterato, patriota e storico municipale nacque il 10 ottobre 1807 a  Pozzo di Gotto. Il padre Giuseppe era un cospiratore carbonaro, la madre si chiamava Emanuela Cassata, ed entrambi appartenevano a famiglie nobili ed agiate. Il cognome Rossitto nella forma originaria, Rousset, è riscontrabile nei libri parrocchiali di Pozzo di Gotto già nel XVI secolo.

Il giovane Rossitto, dopo aver compiuto tutti gli studi che poteva fare nella città natale, anche con la guida di due zii sacerdoti, si trasferì a Messina per laurearsi in giurisprudenza, anche se sembra che la laurea l’abbia conseguita più tardi a Catania. Sposatosi con la pozzogottese Laura Valveri, continuò a vivere a Messina distinguendosi per la sua vasta cultura.

Nel 1848 si trova al centro della rivolta antiborbonica, essendo stato eletto dal popolo segretario del Comitato insurrezionale di Barcellona, e per questo motivo viene perseguitato come soggetto difficile, sfugge per un soffio al giudizio marziale ed è costretto a rifugiarsi a Castroreale. Nel 1860, nel frattempo ritornato in città, si rimette al lavoro e vive in prima persona tutta la vicenda garibaldina, nella qualità anche di componente del nuovo Comitato insurrezionale.

Dopo la disfatta dei Borboni, l’infaticabile Filippo Rossitto può dedicarsi finalmente e con più calma ai suoi studi ed alle sue ricerche su Barcellona, che gli procurarono la stima e l’amicizia di parecchi illustri uomini di cultura siciliani. Viene nominato socio onorario dell’Assemblea di Storia patria di Palermo, socio dell’antica Accademia dei Pellegrini Affaticati di Castroreale, e di tante altre.

M.C.

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