Fascismo e sedute spiritiche
di Gordiano Lupi

 

Lo spiritismo, secondo il suo maggior teorico Allan Kardec, è “la dottrina basata sull’esistenza, la manifestazione e gli insegnamenti degli spiriti”. La credenza nella possibilità di entrare in contatto con le anime dei defunti risale alle più remote epoche della storia umana e ha avuto un’estensione universale. La magia evocatrice la troviamo molto diffusa nell’epoca dell’impero romano, grazie anche alle religioni esoteriche orientali. Il Cristianesimo e la sua enorme diffusione invece contrastarono lo spiritismo e lo fecero confluire nella stregoneria e nell’occultismo, mettendone in evidenza solo le connotazioni negative. Lo spiritismo moderno nasce però nel dicembre del 1847 per opera di Margaret e Katie Fox, due bambine di quindici e dodici annui, che vivevano con i genitori in una fattoria di Hydesville. Le bambine risposero per gioco ai colpi prodotti dallo spirito che infestava la loro casa. Nei giorni successivi la famiglia Fox ebbe l’idea di chiedere allo spirito di battere un certo numero di colpi e poi di rispondere sì o no alle domande battendo uno o due colpi, inventando così l’alfabeto spiritistico. La notizia di questo colloquio con un defunto si sparse a macchia d’olio e in breve tempo interessò tutti gli Stati Uniti. Lo spiritismo si diffuse rapidamente e nel 1848 Andrew Jackson Davies scrisse Relationes With the Sprits che fu la prima codificazione teorica del fenomeno. Nel 1852 alcuni sensitivi americani sbarcarono in Inghilterra, Germania e Francia, suscitando ovunque grande clamore. Tutto questo contribuì a esportare lo spiritismo nel vecchio continente, dove la presenza ad alcune sedute di Hyppolite Léon Denizard Rivail (noto con lo pseudonimo di Allan Kardec) fu fondamentale per la diffusione della credenza. Kardec sosteneva che tutto quello che aveva scritto nel volume Livre des Esprits e in altre sue opere era la trascrizione dei messaggi ricevuti dagli spiriti. La dottrina di Kardec è interessante da riportare. Per lo spiritista esiste un principio supremo chiamato Dio e la morte è solo la distruzione del corpo che viene abbandonato dallo spirito. Gli spiriti hanno il più alto grado di percezioni possedute sulla terra e sono dotati di altre a noi ignote. Alcuni spiriti restano ignoranti, altri progrediscono e raggiungono livelli eccezionali. Secondo Kardec è possibile entrare in comunicazione con gli spiriti attraverso un medium, una persona che è in grado di servire da tramite combinando il fluido vitale emanato dagli esseri umani con l’energia etica di cui sono dotati gli spiriti, così da rendere percettibili le manifestazioni di questi ultimi. Ovvio che la Chiesa Cattolica ha sempre osteggiato lo spiritismo con una serie di interventi culminati con un decreto del Santo Uffizio del 1917, con cui si vietava qualsiasi partecipazione a pratiche spiritiche definendole di chiara ispirazione diabolica.

Detto questo non risulta difficile credere che il fascismo della prima ora, quello che aveva a capo un Mussolini socialista, ateo e rivoluzionario, si sia lasciato affascinare dalla dottrina spiritista.

Mussolini era un uomo dal carattere grintoso e molto sicuro di sé. Per gli astrologi il merito era tutto della confluenza di Sole e Mercurio nel segno del Leone. Inoltre un ascendente Scorpione gli conferiva grande capacità intuitiva ma scarsa considerazione delle idee altrui e soprattutto delle critiche. Mussolini aveva un’alta concezione di sé, era intraprendente, dinamico, aggressivo, energico e passionale. Tutte doti interessanti per un uomo politico ma che possono rappresentare grandi difetti se non risultano mitigate da un po’ di spirito critico. E questo era proprio il caso del duce. Tra l’altro il quadro che abbiamo dipinto ricorda qualcuno di nostra conoscenza, ma è meglio sorvolare.

Quello che adesso ci preme mettere in evidenza è il rapporto tra gerarchi fascisti e medium che in un primo tempo fu molto stretto, ma andò stemperandosi nel periodo 1939 – 1940 con l’avvicinarsi del conflitto mondiale. Gli spiritisti non avrebbero voluto l’ingresso in guerra dell’Italia e si prodigarono a esortare Mussolini per convincerlo a fare passi indietro in politica estera e interna. I medium rimpiangevano il  fascismo sociale e solidale che aveva lasciato il posto a un regime che faceva il gioco della Chiesa Cattolica e della Germania nazista di Hitler. Gli spiritisti chiedevano ai fascisti di lavorare per la pace e non per la guerra. Mariano Rango d’Aragona, uno spiritista socialista amico del duce che si era stabilito in Brasile, scrisse a Mussolini esortandolo a consultare i medium per parlare con suo fratello Arnaldo che lo avrebbe convinto a non scendere in guerra. Mussolini non ascoltò il vecchio compagno e non dette retta neppure ad altri spiritisti come Ettore Florian Petrausch. Il duce era persona molto pratica e determinata, quando aveva deciso una cosa era impossibile fargli cambiare idea e la sua considerazione dei medium e degli spiritisti non era molto alta. Mussolini consultava persone che gli predicevano il futuro, gente che redigeva oroscopi, medium che lo facevano parlare con i suoi morti (primo tra tutti il fratello Arnaldo), ma lo faceva senza crederci molto. Ascoltava i consigli solo se confermavano un’idea che aveva già ben salda nelle mente e non si sarebbe mai fatto condizionare da un oroscopo negativo. La storia gli ha dato torto. Uomini e donne di potere hanno sempre dimostrato un grande interesse verso lo spiritismo, ma pure le persone comuni hanno sempre avuto questa voglia di entrare in contatto con i loro cari defunti per avere consigli e ammonimenti. La regina Vittoria pare che consultasse i medium per parlare con il defunto marito Alberto e avere consigli sulle decisioni politiche da prendere. Così facevano anche gli ultimi zar di Russia e Napoleone III, mentre Giovanni d’Austria al contrario non sopportava gli spiritisti. Esponenti di casa Savoia, Churchill, Hitler, Mussolini e ai tempi nostri Carlo d’Inghilterra hanno partecipato a sedute medianiche. Lo spiritismo incarna il fascino verso l’ignoto, la speranza di sapere le cose prima che accadano e soprattutto di saperle dalla bocca di un caro estinto. Lo spiritista è l’alchimista dei tempi moderni, un po’ come in età contemporanea stanno assumendo un ruolo sempre più importante gli astrologi.

Ma torniamo ai rapporti tra fascismo e spiritismo che sono il centro del nostro discorso. Pare che non soltanto Mussolini si interessasse di spiritismo e che altri gerarchi fossero affascinati da questa dottrina che proveniva da oltre oceano. Farinacci, esponente di primo piano del regime, aveva difeso come avvocato un sensitivo accusato di aver imbrogliato un cliente e lo aveva fatto con un ardore inconsueto inserendo nel discorso una difesa convinta e partecipe degli ideali spiritistici. Antonio Bruers, uomo di cultura di provata fede fascista e direttore di Luce e Ombra, aveva partecipato al dibattito tra spiritismo e fascismo sulle pagine di Gerarchia e aveva posto in evidenza le affinità spirituali tra quelle che considerava due filosofie sociali e due sistemi di vita. Gabriele D’Annunzio non fu da meno e su di lui non ci può essere sorpresa perché il sommo vate, il poeta di regime del fascismo, si accostò a ogni tipo di pratica esoterica e fu un convinto sperimentatore di tutti gli eccessi che la vita poteva concedere. D’Annunzio si era spaventato da morire a una seduta medianica diretta da Eusapia Palladino durante la quale si era preso pure un paio di sonori ceffoni rifilati da uno spirito che mal sopportava le sue battute da scettico. Eusapia Palladino fu una delle spiritiste più in voga al tempo del fascismo ed era considerata come una scienziata da molti gerarchi. Si diceva che riusciva a materializzare oggetti che provenivano da un’altra dimensione e che evocava spiriti tangibili per i partecipanti alle sedute. Peccato che fu colta spesso in flagranza di trucco mentre realizzava gli effetti speciali al buio e con l’aiuto di complici. Gabriele D’Annunzio ebbe una visione molto particolare dello spiritismo, lui era convinto di vivere accanto alla madre morta, una presenza ectoplasmatica che restava impressa persino nelle foto che gli venivano scattate.

Tutto questo ci porta a dire che durante il fascismo ci fu un certo interesse per le materie extrasensoriali e per lo spiritismo in particolare. Tra il 1929 e il 1930 circolò pure la voce che sarebbe stata istituita la cattedra universitaria di metapsichica per studiare i fenomeni paranormali e lo spiritismo. Non se ne fece di niente, però negli ambienti intellettuali fascisti se ne parlò a lungo.

Gli spiritisti appoggiarono il fascismo della prima ora e lo giudicarono “quello che ci voleva per l’Italia”, definendo Mussolini “l’uomo giusto al momento giusto”. Ernesto Bozzano, autorevole spiritista dell’epoca, simpatizzava apertamente per il regime, per la sua politica coloniale, per l’autarchia e per le tesi razziali. Secondo lui l’italiano (come il tedesco e l’ariano in genere) era un popolo che apparteneva a una razza superiore, mentre esistevano altri popoli nettamente inferiori come gli ebrei o le razze negre che dovevano essere trattate con benevolenza e aiutate nello sviluppo. La tesi di Bozzano propugnava una concezione razziale deprecabile e assurda, però paternalista e non sterminatrice come quella nazista. In ogni caso quasi tutti gli spiritisti appoggiarono Mussolini e il fascismo, almeno fino a quando non si schierò apertamente dalla parte della Chiesa e contro la massoneria. Il Mussolini che piaceva agli spiritisti era il giovane ateo rivoluzionario che sembrava voler cambiare il mondo con la sua forza interiore e la grande decisione politica. Ovvio che quando virò il timone per cercare il consenso della Chiesa cominciò a piacere meno agli spiritisti che proprio nella Chiesa vedevano il loro peggiore nemico.

Il fascismo delle origini non era contrario allo spiritismo e alle materie extrasensoriali, i giornali erano liberi di parlare di fantasmi, di case stregate e di luoghi dove si sentivano oscure presenze. I gerarchi fascisti frequentavano le sedute medianiche e spiritiche, un po’ per credenza diffusa, un po’ per rendersi conto di quello che accadeva là dentro. Lo spiritismo seguiva i dettami della Società Teosofica fondata da Helena Petrovna Blavatsky che seguiva le direttive dello spirito guida Koot Humi. La Blavatsky nacque in Russia nel 1831, si sposò a diciassette anni, lasciò suo marito e vagabondò a lungo in Himalaya dove entrò in contatto con i Fratelli Superiori che la iniziarono alla tradizione filosofica indiana e ai misteri della vita e della morte. La sua dottrina fu alla base della Società Teosofica fondata a New York nel 1875 e si diffuse in tutto il mondo, pure dopo la sua morte (1891) e influenzò molto la società del tempo. Era una dottrina che fondeva leggende raccolte da diverse tradizioni e sembrava una raccolta di storie fantastiche più che un pensiero filosofico, però ebbe successo ovunque e raccolse molti adepti. In Italia lo spiritismo degli anni Venti era molto vicino a questa formulazione di pensiero e il suo rappresentante più in voga fu Decio Calvari. Logico che lo spiritismo decadde agli occhi dei fascisti quando si fecero strada le idee autarchiche e l’odio contro la “perfida albione”, perché le idee della Società Teosofica venivano proprio dalla cultura inglese e in Europa erano rappresentate dall’ex femminista inglese Annie Besant. Fu così che i rapporti si cominciarono a  incrinare fino al deteriorasi definitivo che arrivò alla fine del ventennio fascista. Gli spiritisti subivano sempre più limitazioni alla libertà di culto e di associazione e non potevano accettare lo status quo che denunciavano tramite le loro riviste di settore come Luce e Ombra. Remo Fedi nel gennaio del 1936 scrisse che la sua fiducia verso la civiltà nuova era ormai venuta meno, ma fu una delle ultime voci libere che si lessero su Luce e Ombra che fu costretta a chiudere nel 1939. Lo spiritismo venne messo nell’impossibilità di esprimersi e le poche sedute medianiche si tennero di nascosto. Ovvio che le sedute predicevano soltanto sventure, soprattutto la guerra imminente e i circoli spiritisti che sopravvissero divennero antifascisti e pacifisti. Dopo la guerra in Italia non si è più parlato di spiritismo, una pratica che ha assunto il sapore di cosa d’altri tempi. Al giorno d’oggi se si fa ancora qualche seduta medianica tra appassionati non c’è più alla base una radicata convinzione filosofica. Adesso va di moda la parapsicologia che forse ha basi più scientifiche, ma il discorso ci porterebbe lontano.

Lo spiritismo è invece molto praticato in America Latina dove le religioni sincretiche come la santería cubana e il candomblé brasiliano ne fanno una base del loro credo. Ho partecipato a qualche messa spirituale a Cuba condotta da abili santéros e devo dire che il colloquio con gli spiriti dei morti e il fenomeno della trance medianica risulta molto credibile. La mia opinione di persona molto scettica sullo spiritismo caraibico è che se il medium che conduce il gioco recita, di sicuro lo sa fare molto bene.

 

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