La materia dei sogni
di Gordiano Lupi

(foto di Antonino Genovese)

Osservare ogni giorno gente occupare posti che non dovrebbe occupare. E non poter fare niente se non perdersi nello sconforto. Diceva un mio amico francese: “ci adoperiamo ogni momento per dare una certa forma alla nostra vita, ma ricalcando, nostro malgrado, come in un disegno, i tratti della persona che siamo, non di quella che ci piacerebbe essere”. Purtroppo. “Sono chi sono e quel che sono, ecco chi sono”, faceva dire il buon vecchio Elzie Crisler Segar a un personaggio di un fumetto straordinario che non legge più nessuno, un vecchio marinaio guercio che tirava cazzotti e mangiava spinaci. E io so soltanto che in questo periodo della mia vita non ho voglia di perdere tempo con cose che non ho più nessuna voglia di fare. E non le farò, statene certi. A meno che non siano indispensabili. Citando frammenti di pensieri, riverberi di memoria, dispensando parole suadenti, mentre l’Italia gioca con l’Uruguay e rimembra tempi andati, Vecchioni canta la storia d’una piccola Seicento e De André racconta il sogno infranto d’un amico fragile. Perdersi in un sonetto di Zelli, dimenticato negli scaffali d’una biblioteca polverosa, che rievoca la storia d’una principessa etrusca, accarezzare in una vecchia novella il ricordo del profumo del biancospino che troppo spesso profuma di rimpianto. Addormentarsi, come da bambino, tra coltri soffici e rassicuranti, quando era così facile non avere pensieri anche se pensavamo di averne, quando bastava la stanchezza a lenire il dolore. Addormentarsi e non ricordare niente di quel che è stato, di quel che avrebbe potuto essere, di quel che sono e di quel che avrei voluto essere. Ci sono cose che non si vedono soltanto con gli occhi ma si sentono con il cuore, amore mio. E sono fatte della stessa materia dei sogni, impalpabili pensieri distratti, inafferrabili voli notturni, sfuggenti volti di persone scomparse che d’un tratto, senza pensarci, compaiono ancora davanti ai nostri occhi, si affacciano alla memoria come incubi antichi, frammenti di ricordi. Da troppo tempo non faccio più sogni buoni, amore mio. Da troppo tempo…

Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *