La mia grande bellezza
di Gordiano Lupi

(foto di Antonino Genovese – Lago Ampollino )

La mia grande bellezza è svegliarsi al mattino in un’estate di mare che ti coglie di sorpresa, consueta nel suo identico apparire, ai primi di giugno, sul letto disfatto dei tuoi pensieri. La mia grande bellezza è vedere l’isola lontana, al largo d’un mare azzurro scuro che spesso cangia in verde come fosse il tropico, quei gabbiani affamati e stanchi che volano tra i tetti, Montecristo etereo fantasma nella nebbia del mattino e le palme, la chiesa, le case, la strada deserta, l’edicola che resiste, la parrucchiera all’angolo, il negozio di alimentari dove non c’è più la vecchia padrona ma tutti lo chiamano ancora con il suo nome. La mia grande bellezza è il quartiere che si risveglia ed entra piano, senza bussare, negli spazi ristretti della vita, con dolcezza, come nella canzone di Jonta, con l’invadenza delle parole soffuse d’una poesia che viene da lontano. Le stagioni della vita si alternano, spesso ti lasciano a metà del discorso e fuggono via lontano proprio quando non vorresti lasciarle partire. E allora quante parole non dette, quante frasi non pronunciate, quanti racconti abbandonati, quanti capolavori che potresti scrivere e che non hai mai scritto. Te li senti svanire sulla punta delle dita mentre la grande bellezza scompare e non serve recriminare, chiedere un poco di tempo per finire un lavoro importante che hai appena iniziato. Niente è derogabile quando le stagioni ti lasciano, perché rimandare è impossibile. Non resta che godere della grande bellezza finché il tempo te lo concederà, lasciando scorrere stagioni all’orizzonte, contando sogni perduti, accarezzando ricordi, osservando gli occhi di una bambina curiosi del domani, consapevole che quando diventeranno gli occhi di una donna per te la grande bellezza sarà già sfiorita.

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