Tramondo in piazza Bovio
di Gordiano Lupi

Primo movimento

 Scogliera petrosa che tra illusioni di roccia scende a mare. Scogliera dipinta dal sole del tramonto che si nasconde dietro il golfo di Salivoli, appena dietro lo Stronzolo d’Orlando, scoprendo un azzurro infinito. Roccia che da millenni sostiene le panchine della piazza mentre il faro consente il passaggio delle navi, piccole paranze nelle notti di quiete, come un tempo, quando dispensava monete di piombo al navigante. Palmaiola, seducente sentinella davanti all’Elba, apre lo sguardo sulla spiaggia di Cavo e decide di far calare il silenzio della sera, mentre Cerboli ospita famiglie di gabbiani tra rocce calcaree. Montecristo scompare all’orizzonte, puoi sempre rivederlo, non è un ricordo perduto, basta attendere una sera di maestrale, in un tramonto tiepido di giugno. Il borgo marinaro segna il tempo che scorre tra un piazzale d’alaggio senza barche e una Lega Navale che accoglie coppie di fantasmi che volano nel vento degli anni Cinquanta e continuano a danzare il tango del loro amore. Ricordi i lavatoi sconfitti dal tempo, rivedi le teste di molosso dei canali scolpiti nel bronzo, mentre gabbiani planano in silenzio sotto la scogliera della villa che fu d’una regina. La Cittadella e il campanile d’una chiesa disegnano il profilo d’un tormento, barche e vecchie case si alternano a scalinate di dolore, mentre da un vecchio liceo abbandonato, dolente architettura anni Settanta, decidi di percorrere il sentiero d’un antico sferracavalli che un tempo conduceva all’obitorio, scopriva il segreto d’una chiesina di mare, apriva i tuoi sensi al profumo diffuso da vecchie paranze che scaricavano casse di pesce tra gatti e gabbiani. Il maestrale non accenna a finire, per fortuna, prepara il cuore a giorni di scirocco e angoscia, passione e rimpianto, acute grida di cormorani che volano tra folaghe e starne che hanno perduto la via della palude fuggendo dal pericolo di cacciatori distratti.

 

Secondo movimento

 

Spiaggia di pietre e sassi aperta in un piccolo golfo, un angolo retto tra scogliera e piazzale in granito dove spuntano ombrelloni come rimpianti. Via del Popolo si arrampica a fatica verso i giardini delle fiabe del passato, Castello e asilo Pro Patria disseminano ricordi e dipingono giardini tropicali di agavi spinose, fichi d’india, lentisco, oleandri odorosi, barba di Giove, canne di bambù, scogliere, rimpianti, storie perdute. E quei fiori che svettano in cielo, giganteschi pennelli, mentre i vecchi arbusti decadono, giganti in ginocchio sulla scogliera. Il teatro del mare è una spiaggia che non è mai stata una spiaggia ma un ricordo di cemento, di tuffi giovanili da scogliere d’una diga artificiale. La Rocchetta, i pensieri che sfidano il tempo e gli anni perduti, in faccia a Cerboli assolata e al golfo di Follonica, aperto su Giglio e Giannutri, tra Argentario e Formiche. Proprio questo è il tempo che non ritorna. Soltanto questo è il ricordo del tuo abbandono. Le piccole luci del cimitero e i fuochi fatui nella notte che incombe accompagnano i pensieri stemperati della vita che fugge, mentre un volo di gabbiani guadagna lo spazio che apre le porte alla sera, tra magici frutti di agavi spinose che vorrebbero conquistare il cielo. Ma non ci riusciranno. Resteranno poveri fiori caduti, bianchi cadaveri esangui sconfitti da un incubo atroce, tra le scogliere della povera spiaggia cittadina.

 

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