Tecniche narrative

QUESTIONE DI… TECNICA

Nel mio precedente post, ho paragonato il nostro libro a una quercia, giusto?

Ho detto che l’idea è il seme ed è molto importante scegliere quello giusto, ma il nostro albero ha bisogno anche di altri fattori determinanti per crescere alto, sano e robusto: acqua e sole in abbondanza, per esempio.

Ecco, possiamo paragonare le tecniche narrative ai fattori climatici che serviranno ad arricchire la nostra quercia.

Per capire l’importanza e l’essenza del loro utilizzo, osserviamo i tre punti sotto e memorizziamoli bene:

  • Buona idea + Buone tecniche = Buon libro.
  • Pessima idea + Buone tecniche = Discreto libro.
  • Buona idea + Pessime tecniche = Pessimo libro.

Ci sembra strano?

Se ci pensiamo bene, in fondo non lo è poi così tanto.

Ci sarà capitato senz’altro, qualche volta, di leggere un brano noioso, ma che per un motivo o l’altro non siamo riusciti ad abbandonare; anzi, ci siamo ritrovati alla fine senza neppure rendercene conto.

Quella magia che ha saputo trasportarci in fondo all’ultima pagina, nonostante gli sbadigli, non è altro che un ottimo uso di tecniche narrative.

Questo è quello che DOBBIAMO saper fare con il nostro lettore!

Trascinarlo fino in fondo, che lo voglia o no!

Diversamente, ci sarà capitato di leggere qualcosa di originale e nuovo, ma scritto in una forma così pessima, da preferire chiudere il libro e passare ad altro. Questo non è che il terzo punto della lista di cui sopra.

Ecco perché dobbiamo imparare a padroneggiare bene l’uso di queste tre importanti tecniche (ne esistono anche altre, ma per ora parlerò delle principali):

IL PUNTO DI VISTA 

E’ uno degli elementi più importanti, che dobbiamo individuare e saper scegliere.

Subito.

Il compito primario di uno scrittore è far immedesimare il lettore nel protagonista della storia, ma per farlo dovrà trovare la soggettiva ideale con cui raccontarla.

Gestire bene il punto di vista è assai importante, più di quello che crediamo.

Se non riusciamo a far scattare la molla dell’immedesimazione, il nostro lettore potrebbe decidere di alzarsi, abbandonare il libro e andarsene a fare una passeggiata.

E questo non deve succedere.

SOSPENSIONE DELL’INCREDULITA’

Alla base di questa tecnica, c’è un patto.

Un patto tra noi e il lettore.

E’ come se gli dicessimo: noi ci impegniamo a trascinarti dentro una storia che non puoi nemmeno immaginare, ma tu prova a crederci.

Tutto qua.

Se il patto funziona a dovere, e la sospensione dell’incredulità ha il sopravvento, il gioco è fatto.

E se sapremo giocare bene, il nostro lettore non riuscirà, neppur volendo, a staccarsi dalle pagine del nostro libro.

COERENZA E CREDIBILITA’

Questa tecnica è essenziale per apparire credibili.

E noi lo vogliamo, perché uno scrittore che perde di credibilità, è uno scrittore fallito.

Riuscire a mantenere la storia entro i margini conosciuti della realtà a noi nota, non potrà che aiutare il lettore a immedesimarsi al meglio in ciò che vorremo noi.

Quindi, all’interno della storia, cechiamo di ricreare situazioni, drammi, sfide che potremmo incontrare nella vita di tutti i giorni e che sanno emozionarci, spaventarci, stupirci.

Riuscire in questo, vuol dire aver afferrato il lettore sempre più saldamente.

CONCLUSIONI

L’uso sapiente e oculato di queste tre tecniche, garantisce alla nostra quercia sole e acqua a volontà.

Significa muovere i primi passi verso una scrittura professionale e non più dilettantistica.

Significa che un giorno un editore potrebbe accorgersi di noi.

Non male, vero?

 

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