Vecchio liceo
di Gordiano Lupi
foto di Riccardo Marchionni

Tutta la tristezza del vecchio liceo per antiche scale d’abbandono. Bambini che giocano al calcio su piastrelle sconnesse, in discesa, le stesse piastrelle d’un tempo, quando non era importante che la porta da difendere fosse indicata da zaini o giubbotti, né che una parte del campo di gioco fosse in salita. Bastava correre e sudare, ché la nostra vita era in discesa, eravamo noi a rincorrerla. Spettrale abbandono del vecchio liceo screpolato dal salmastro, non mi convincerete a scrivere salsedine tristi correttori di bozze milanesi incapaci di sognare, adusi a veder nebbia e piccioni, al massimo passeracci di città che svolazzano in piazza Duomo. Cabrera Infante avrebbe compreso, lui conosceva il salmastro, quel sapore intenso che si appiccica alle labbra quando ti sporgi sul Malecon dell’Avana e guardi l’oceano. Spettrale decadenza, da via di Malpertuso dove fu ucciso un vecchio sovrano tradito dalla consorte, fino al parcheggio, un tempo popolato di motorini e ragazzi, ora deserto assolato. Brulicava la vita per le antiche strade, tra botteghe ricavate in angusti sottoscala piene di ragazzi che compravano panini al salame e schiacciata, Fieste giganti e pizza al pomodoro che ungeva libri e quaderni. Adesso un silenzio assordante ricorda che non ci sono più ragazzi e negozi, resta la tamerice e il lampione che diffonde una fioca luce giallastra, riparo notturno per chi si accende una canna, beve birra, poi abbandona cicche e bottiglie per strada. Restano i bidoni per la raccolta differenziata e le scritte sui muri. Restano le palme percosse dal vento di ponente che desta la Marina, le braccia che scuotono l’aria come ricordi, nascosti da finestre screpolate e persiane corrose dal tempo. Restano le voci del passato che fischiano nel vento e sembrano dirti: Fai in fretta, ché domani c’è scuola! Resta il tempo di ripassare un capitolo, di vedere le troppe pagine che hai trascurato. Non sono mai stato uno studente modello, lo so. Studiavo solo quel che mi piaceva, spizzicando tra favole e sogni. Preferivo Moravia a Dante, Pasolini ad Ariosto, Cassola a Petrarca. Sono sempre stato quel che sono, figlio imperfetto del mio passato, ma le mura ingiallite e corrose del vecchio liceo mi fanno fremere il cuore. Se fossi poeta scriverei versi d’amore. La scalinata dei miei ricordi e il vento gelido che soffia inclemente lungo la stretta e tortuosa via Cavour, dovranno farsi bastare la mia prosa, piccole pennellate di passato impresse sulla tavolozza della memoria. Vecchio liceo, che hai visto delusioni e rimpianti percorrere antiche scale, riporti in vita volti e strade del passato, sogni che dovevano sbocciare. Vecchio liceo, custodisci ricordi e immagini del tempo perduto come un piccolo inutile tesoro di speranze perdute.

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