L’odore del potere
di Gordiano Lupi

 

Piombino, fuori, è pervasa di un profondo odore, che non è solo quello della pioggia. Una volta si sarebbe detto odore di carbone, di spolverino, adesso non più, solo salmastro e tamerici bagnate dal crepuscolo ottobrino. Mi dico che in fondo è soltanto l’odore del tempo, perduto o non perduto non so, del tempo che passa e seppellisce ricordi. Non è del tutto vero, purtroppo. È un odore impercettibile e lieve, confuso a migliaia di odori marini, di pini silvestri, di acacie e tigli dal fusto enorme, accanto a scogliere e gabbiani che degradano in sentieri di mare. È l’odore dell’inconcepibile e brutale grandezza della realtà, di un mondo esteriore che cambia ma è difficile da seguire con identici cambiamenti, perché la forza dell’abitudine è immensa. È l’odore del potere. Un potere tanto più duro quanto più si fonda sulla libertà, diventata ebbrezza e abitudine. Invecchiando comincio anche a sentire l’odore del potere. Mi sembra d’impazzire. E non è solo il potere di presidenti arroganti che ho incontrato nella mia vita fatta di campi di calcio, gradinate ad anelli e tribune. Un passato che adesso mi appartiene come spettatore, ai margini della vita, ché una storia – pur bella e fantastica – non può essere la sola storia d’una vita. L’odore del potere diventato abitudine, assuefatto ai sensi, è odore di muffa, di vecchio, che si respira nei vicoli stretti della città vecchia, nei lungomare tenebrosi di notturni autunnali, tra frasche verdeggianti d’una pineta che si affaccia sulle isole. E si sente, – inutile dire che non è vero, che è impossibile -, si sente dall’odore che pervade l’aria che il nostro piccolo mondo antico ha bisogno di novità, di grandi novità. Filosofia d’un vecchio calciatore solitario, al balcone della sua esistenza, filosofia spicciola, forse, di un uomo che in fondo non ha avuto mai il coraggio di rinunciare all’abitudine. Ma adesso è il momento di non lasciarci spaventare. Assecondare il bisogno di novità, lasciando i pensieri liberi di vagare tra le onde d’un mare placido, in un’interminabile estate autunnale che non accenna a finire. E poi domani abbiamo la partita in casa contro l’Uliveto, tanto per tornare a un mondo fatto di abitudine, ma non è sufficiente scacciare via questo profumo fastidioso e immergersi di nuovo nel passato. Non basta ricercare i sapori e gli odori del nostro tempo migliore, perché questo è vivere di ricordi. E fa morire in fretta.

Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *