Quattro pini e un vecchio bambino
di Gordiano Lupi

Quattro pini e un sogno lontano. Un amico perduto in un gioco distratto di stelle, un mare sconfinato, desiderio di lontane tempeste che ancor non si placa, pensiero di dolci parole d’amore dimenticate, affacciato al balcone d’una vita, tra colori di terra bruciata e cielo terso, dolore di giorni trafitti da pensieri immobili. Quattro pini e la mano d’un vecchio bambino, che canta canzoni d’amore per un sogno lontano, nel vento di libeccio, che muove capelli e pensieri. Trepide parole nella notte, lontane ciminiere e un altoforno spento, sogno perduto di operai che confondono amore e dolore nel rimpianto della ferriera. Quattro pini e i ricordi del passato, confusi nel presente impossibile, malinconico sogno di stagioni antiche, foglie morte che svolazzano nel vento, tra piazza Dante e le strette viuzze di Marina, lungo la solita vita, calpestata con dolore, tra passi sul selciato e mare che frange le scogliere, voli e sorrisi incompiuti di gabbiani che fecondano un cielo disperato, nel vento di ponente che ostacola la prua dei traghetti in canale e rende l’Elba un povero sogno distante. Quattro pini e un vecchio bambino che sogna, culla pensieri e ricordi, si lascia ammaliare dal vento d’ottobre, nella rotta segnata da un cielo sconvolto dai venti che lacrima pioggia e pensieri su oleandri e tamerici, in attesa dei pini marittimi, antico e liberatorio soffio di passato.

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