Alberi del passato
di Gordiano Lupi

Alberi che costeggiate la curva del vecchio stadio, cipressi che fate da contorno a un campo di bocce dimenticato, usurato dal tempo, cadente, come tutte le cose dimenticate, riposte in un angolo della memoria, abbandonate. Alberi che confinate ormai con la strada, con un parcheggia asfaltato, non più con i sogni del bambino che correva sul campo di calcio marrone della sua infanzia. Alberi, non avete più nulla da dirmi. Il mio cuore invecchiato non vi comprende più. Mi trovo qui davanti a voi e con freddezza, con noia, i miei occhi osservano la linea che separa la vostra fronte luminosa dal vostro torso d’ombra. Ma quella strada che porta allo stadio, quel pezzo di vita del quartiere, tra una linea ferroviaria, un viale che conduce al porto e un pallone di cuoio che finisce in rete tra le grida della folla, saranno per sempre più importanti di tutte le altre strade e angoli di quartiere cittadini, come fossero costituiti d’altra materia. Quando percorro le mie antiche strade, percorro le silenziose altezze della memoria, percorro un passato scorrevole, triste e dolce. Un passato composto da tanti passati così diversi tra loro che nascondono persino la causa della mia malinconia. Un tratto di strada percorso mille volte nella mia vita, d’un tratto, nella memoria assume un valore importante. Sfumata la passione d’un tempo che mi portava a volare sulle ali d’entusiasmo antico verso la cancellata verde. Sfumato l’ardore giovanile che mi faceva correre con la borsa dell’allenamento stretta in mano. Sfumato e destinato a non tornare. Restano i ricordi e la magia del tempo perduto, che basta cercarlo nei profumi e nei sapori dell’infanzia perché, come per magia, in un terso mattino d’inverno, assuma le sembianze di tempo ritrovato.

Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *