Venni, vidi e m’arrapaho (1984) –Vincenzo Salviani
di Gordiano Lupi

viani. Fotografia: Franco Campanile. Aiuto Regia: Mario Bianchi. Ispettore di Produzione: Alessandra Spagnuolo. Musiche: Claudio Natili, Silvia Subelli. Edizioni Musicali: Golden Grape sas. Oganizzazione Generale: Gilberto Galimberti. Colore: Augustus Color. Fonico: Antonio Pantano. Trucco: Massimiliano Lucci. Canzoni: Come sarà, Monica, Domenica svortamo, Fever (cantano Gli Arrapathis), Papà uh! Mamma, Il cielo in una stanza (cantano I Milk and Coffe), Luna donna luna (Roby Vandalo), Questo sentimento (Santarosa), La canzone del cacchio (Edoardo Terzo), I Belive (Gli Any Way), Che domenica (I Pom), Ho bisogno di te (I Romans), And I Say (Betty Elso), Bamboline bamboline (Roby Vandalo). Produzione: Samacor Cinematografica srl, Mondial Baia Cinematografica srl. Interpreti: Giziana Spatrisano, Alessandro Cerquetti, Athena Minglis, Giancarlo Capo, Daniela Andriolo, Luciano Pinna. Cecilia Oliva, Maurizio Argentieri, Edoardo Terzo.

Vincenzo Salviani si occupa di cinema dalla fine degli anni Sessanta, rivestendo svariati ruoli legati alla produzione (ispettore, direttore), fino a diventare lui stesso produttore (1974). Non lascia capolavori, ma onesto artigianato, molti film girati da Fernando di Leo lo vedono segretario di produzione (Brucia ragazzo brucia, Amarsi male, I ragazzi del massacro, Il boss), ruolo che ricopre anche in Acquasanta Joe di Mario Gariazzo. Direttore di produzione per Sedicianni e Lo stallone, due erotico – campagnoli di Tiziano Longo. Ancora cinema di Fernando di Leo come ispettore di produzione: La bestia uccide a sangue freddo, Milano calibro 9, La mala ordina. Ma anche Ku fu? Dalla Sicilia con furore di Nando Cicero, L’ultima chance di Maurizio Lucidi, La governante di Gianni Grimaldi, Madeleine… anatomia di un incubo di Roberto Mauri, Il testimone deve tacere di Gianni Rosati, Il venditore di palloncini di Mario Gariazzo e Yuppi Du di Adriano Celentano. Produttore de La profanazione di Tiziano Longo, Ondata di piacere di Ruggero Deodato, L’avvocato della mala di Vincenzo Marras, Uomini si nasce poliziotti si muore di Ruggero Deodato (anche soggetto), Voglia di donna di Franco Bottari, Malizia erotica di Larraz, La moglie dell’amico è sempre più buona di Bosch Palau (anche soggetto e sceneggiatura), Il carabiniere di Silvio Amadio, Il miele del diavolo di Lucio Fulci (anche soggetto e sceneggiatura).

Vincenzo Salviani firma tre titoli da regista, legati da un comune denominatore, sono tutti dimenticabili: la sceneggiata napoletana Pover’ammore (1981), interpretata da Rosa Fumetto e Carmelo Zappulla; Venni, vidi e m’arrapaho (1984), che abbiamo rivisto; l’erotico patinato Sogno proibito (1988), interpretato da Brett Halsey.

Venni, vidi e m’arrapaho resta il suo film di culto, se non altro per l’originalità, per il livello di trash inconsapevole di cui è pervaso, composto com’è da un mix informe di commedia sexy, musicarello, giovanilistico, disco – movie, scritto a pura imitazione di modelli d’oltreoceano come La febbre del sabato sera, Flashdance e Porkys. Salviani dirige (piuttosto male) un gruppo di attori scalcinati – quattro ragazzi e quattro ragazze – pedinandoli nel loro quotidiano (ma Zavattini non c’entra per niente!) fatto di gare di motocross, scherzi feroci, prove musicali, amoreggiamenti vari con fidanzate e con una prostituta amante del pesce, esibizioni in palestra, furtive occhiate a ragazzine che si spogliano e fanno la doccia in palestra. Il film è tutto qui, forse le parti più divertenti sono le canzoncine trash che vanno dalla ritmata Donna luna alla volgarissima Come sarà, che indaga il tormentato io giovanile degli anni ottanta, alla perenne ricerca di una donna, basta che respiri. Il soggetto è composto da una serie di gag stiracchiate che ricordano il barzelletta – movie, raramente strappano il sorriso, come nel caso della lite tra pescivendoli al mercato che serve ai ragazzi per rimediare il pesce con cui pagare la prostituta e il noleggio degli strumenti musicali. Mario Bianchi aiuta sia in fase di sceneggiatura e che di regia, la sua mano greve si nota in più di una situazione, soprattutto nelle numerose citazioni della commedia sexy, ormai scaduta a livelli infimi. Molta discoteca anni Ottanta, con i lenti quando si abbassano le luci, tanta musica stile Bee Gees, ma pure citazioni da Flashdance con alcuni numeri di ballo in una scuola di danza diretta da un istruttore gay (che si chiama Proci). Il tempo delle mele non può mancare, a livello di citazione volgare, così come non si scordano citazioni di citazioni, opere – certo non fondamentali – come Brillantina Rock e John Travolto… da un insolito destino. Un film senza una vera e propria trama, che si segue solo per vedere dove il regista voglia andare a parare. Da nessuna parte, in fondo, ché tutto pare improvvisato, scritto sequenza dopo sequenza, fino alla gara canora durante la quale Edoardo Terzo ci serve come piatto forte il suo celebre samba del cazzo e i nostri Arrapathis ci regalano una spudorata imitazione di Reality. Ma il meglio da un punto di vista canoro è già passato, cose da musical triviale girato tra Villa Adriana e Villa d’Este, ma pure per le vie di Roma, tra i monumenti più famosi, cantando Domenica svortamo, perché lei me la darà, oppure Monica in napoletano, che termina con un vaffanculo rivolto alla ragazza. Un film che sembra una raccolta di videoclip senza senso, sceneggiati usando un collante invisibile, che in fondo si rivede volentieri per rimpiangere un tempo in cui il vitale cinema italiano passava da un capolavoro diretto da Mario Monicelli a una stronzata galattica di Vincenzo Salviani, senza soluzione di continuità. Non ci crederete, ma entrambi i film si vedevano in sala.

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