Ascoltando Guccini
di Gordiano Lupi
Ricordo scontri di piazza
che non ho vissuto,
lotte, polizia, manifestazioni,
i drogati, i punk da Pastori,
il movimento studentesco
e tutti i suoi dolori.
Scioperi e contestazioni
confusi nella memoria,
eredità del tempo scomparso.
Ricordo un passato di lotta
che non ho frequentato
nei giorni appartati da tutto
immerso a scoprire poeti
e gli scrittori più amati.
Ricordo Guccini e De André
rammento i tuoi occhi,
va bene, ricordo anche te
che più non ci sei, che sei svanita.
Tutto ha fatto parte del passato
pure quel che non ho vissuto
e forse avrei voluto.
Tutto, pure i miei libri, ancora
disposti nella libreria
non diversi da allora
ma con senso cambiato.
E la mia vita, se provo a ricordare,
è stata solo un tuffo nel non fatto,
un’ipotesi infinita di non detto.
Tra il molto che forse avrei voluto
e il poco in fondo realizzato
resta soltanto un baratro infinito
ricolmo di ideali alla cogliona
fatti coi miti del Settantatré.
E ricordo il mio eskimo apolitico,
dettato solo dalla povertà,
segno decadente d’una vita.
Un eskimo che ormai non porto più,
povero simbolo d’un sogno incompiuto,
dolce sapore del mio tempo perduto.
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